martedì 16 ottobre 2012

Il primo bohemian

 
Henry Murger era un autodidatta, figlio di un sarto; perse la mamma in giovane età e crebbe in strada, “buona nutrice che si è sostituita all'alma mater per riparare alle ingiustizie del destino”, secondo le parole di Montorgueil. Nonostante non avesse compiuto studi classici, fosse totalmente ignorante in latino e la sua indigenza culturale evidente a chiunque, e dopo aver sognato di diventare pittore e poi poeta, si dedicò seriamente alla prosa e al feuilleton, prendendo come fonte di ispirazione la propria vita. E cominciò una gavetta miseramente retribuita presso giornali di serie b, fino all'incontro con Champfleury, che lo introdusse al “Corsaire-Satan” e a “L'Artiste”. Sul primo pubblicò le sue prime storie dal 1845 al 1849, dando poi alla luce il suo unico e immortale testo, “Scènes de la bohème”. Conobbe artisti come Courbet e Baudelaire che contribuirono alla sua formazione. Morì a soli 39 anni, in un ospizio, ma la sua opera ispirò la "Bohème" di Puccini e numerose prove cinematografiche, fra cui quella di Aki Kaurismaki del 1992.

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