venerdì 30 settembre 2011

Parco Sempione


non si fa gran fatica a trovarsi altrove ascoltando un disco come questo dove non esiste la batteria dove non esistono i rumori dove non esiste la capacità di fischiare ma c'è tradizione e qualcosa dei national e qualcosa di aspettato come l'indiano che ti vende una rosa mentre te ne stai accovacciato con una mora su una panchina del parco sempione dove più di sessant'anni fa tuo nonno guardava il cielo

domenica 25 settembre 2011

Senza retorica: "Primula"


Primula è la prima persona vissuta ad Agrate di cui si abbiano notizie certe. È stato possibile risalire a lei per via della demolizione di un muro della chiesa parrocchiale avvenuta verso la metà dell'Ottocento e riportante in luce un'epigrafe cristiana riportante le seguenti parole: Hic requiescit in Pace Primula quae Vixet in secuolo annus PL.M: XLV deposita sub V idus decem bres Boetius vivo cariss.coss. Indicano la sepoltura di una donna di nome Primula sul finire del V secolo. Alcuni storici l'hanno ricondotta alla moglie del console Severino Boezio, filosofo romano, nato a Roma nel 475 e morto a Pavia nel 525. In realtà non ci sono prove a suffragio di questa ipotesi, tuttavia è presumibile supporre che si trattasse di una persona di alto rango, degna di una cerimonia funebre di tutto riguardo. La canzone celebra Primula immaginandola chiacchierare con una ragazza dei nostri giorni: tante cose sono cambiate dai suoi tempi, ma le emozioni, la gioia di vivere, la curiosità delle persone (e le preoccupazioni per il futuro) sono rimaste le stesse. 
 

Recita la società
Con una falsa immagine
Gli uomini ridono di più
Se non si formalizzano
Prenditi quello che vuoi
Non te lo far ripetere
Sai perché quello che c'è
È un mondo indistruttibile

RIT. Ma sei tu quella lì
Con quella faccia da impero romano
E che ci fai ancora qui
Non te l'han detto che ormai non c'è più neanche un tempio pagano

Primula quanti anni fa
C'erano ancora gli alberi
Internet non fa per te
Non te la devi prendere
Capita un po’ tutti i dì
Che piova sangue e ruggine
Vittime senza un'età
Potresti non distinguerle

RIT. Ma sei tu quella lì
Con quella faccia da impero romano
E che ci fai ancora qui
Non te l'han detto che ormai non c'è più neanche un tempio pagano

Gli occhi tuoi contano di più
Se non nascondono lacrime
Parli a me console o re
Di questa terra magica
Comiche fatalità
Da tramandar nei secoli
Mali che non tornano più
Semmai si riconfermano

RIT. Ma sei tu quella lì
Con quella faccia da impero romano
E che ci fai ancora qui
Non te l'han detto che ormai non c'è più neanche un tempio pagano

2011

giovedì 22 settembre 2011

I modelli standard


Leonard Susskind
Lei è un poco di buono
Non sa nemmeno allacciarsi le stringhe
I suoi genitori l'hanno cresciuta in una porcilaia?
Vada a fare l'idraulico, presto
L'unico lavoro che le compete
Con quella zucca vuota che si ritrova
Niente a che vedere con i modelli standard

Largo ai saggi

Come se la narrativa in questi giorni fosse passata in secondo piano...




lunedì 12 settembre 2011

Brividi


Sparano
Sparano nella notte
E noi stiamo bassi che non ci beccano
Che luna speciale c'è stasera
Non trovi amore mio?
Ah, il mare
Te lo ricordi?
Le onde, Atene, la neve
Dio mio quanto tempo è passato
E adesso che sparano
Non sembra vero
Ma è così bella la vita
Anche quando sparano, non è vero?
Che c'è da temere?
Nulla
Non c'è nulla da temere
Il cecchino ha una buona mira
Non gli possiamo scappare
È tutto perfetto
È sempre stato tutto perfetto
Anche i brividi

martedì 6 settembre 2011

Piancada Odyssey


Pian cada
La signora
Dalle scale
Che non si faccia
Alcun male
La signora
Dalle scale

Pian cada

giovedì 1 settembre 2011

L'inverno della mente


E la notte arriva si porta via il magone come il vagone di un treno merci che trasporta merci usate il sonno che divora la mente non si riesce a capire che senso hanno le banane diritte si può sopravvivere all'inverno della mente all'inverno di quali scontenti mentre precipita il silenzio nel fegato la bilirubina quante cose sono accadute forse come in anticamera assillati da calabroni giganti e dalle melodie tipo jesus mary chain tutto cambia come cambia una canzone la morna la musica di capo verde l'inverno della mente forse il luccichio degli astri e lui adesso come se la cava addormentato su se stesso alla ricerca di un se stesso che non c'è più un povero cristo con la bava alla bocca e gli occhi stralunati senza futuro reclama una fetta di luna che non troverà mai

Ma allora che si può fare stringergli le labbra col filo spinato e affondare un'altra lama di coltello nel suo cuore cosicché anche la notte non sia più di peso il principio delle cose dove si perde come le letture di un poeta distratto che si avvicenda al posto di tergiversare navigare dove l'acqua ha un colore pacato obbligato a testare giochi di mulinelli ah ah ah rapido il pensiero se ne va dove nessuno sa per esempio laddove piove senza piovere perché così succede

Troppo scurrile troppo onomatopeico gira alla larga vigliacca luna parla lingue conosciute sennò risparmia anche a un topo il suo calvario la la la la la la