martedì 27 dicembre 2011

Il barbecue di Sebastien Tellier



Ok
Ho glorificato Dio
E adesso?
Piango miseria
Viva la repubblica
Sebastien Tellier
Ha appena comprato un nuovo barbecue
Sai che si fa col barbecue?
Per esempio si inseguono le libellule
Ci sono parecchie specie di libellule al mondo
Alcune con gli occhi che non vedono
Altre con gli occhi che fanno bistecche
Il fante di denari
L'hai giocato?
L'hai pescato?
L'hai condiviso?

lunedì 26 dicembre 2011

Senza retorica: "Un elettricista fuori moda"


Alba e tramonto
Di pensieri e parole
Come un buontempone
Alla ricerca del ghigno perduto
O di un se stesso caduto
Il primo del mese
Per le belle guance di una Rosalia
Venuta dal Sud
Compagna di merende
E tante altre elucubrazioni
Nella testa parecchi misteri 
Compresi i suoi capelli neri
Più o meno tranquilli
Eppure quello
Il più assurdo
Il più anormale
Di voler andare al mare
Non per vedere il mare
Ma per sentire
Come recitano le campane della riviera
Ché possono suonare così forte
Da stordire anche un sordo
Di quella volta che la notte sembrava agonizzare
Per inseguire una chimera
La sua chimera
La preziosa chimera del sacrestano
Sacre chi?
Eppure il sacrestano è un mestiere nobile
Un mestiere che si confà
A chi sa leggere il destino delle persone
Non un azzeccagarbugli, no di certo
Ma un uomo, immensamente tale
Con la convinzione di riuscire un giorno
Ad assaporare la polvere delle stelle
Come se negli astri ci fosse realmente polvere
Ma non una polvere qualsiasi
Bensì la polvere del creato
Quella che c'era anche prima di ogni prima
E che domani ci sarà ancora
Per ovvietà e costume
Sicché i traguardi dell'economia
Non lo interessavano da farlo incanutire
Lui era una specie di artigiano
Un elettricista fuori moda
Affascinato dalle allegorie
Ma non di certo dagli algoritmi
Spalleggiando chiunque se necessario
Pur a costo di finire
Con le chiappe abbrustolite
Fra commensali privi di ogni carisma
Assiepati intorno a un cenacolo disadorno
Il topino che regnava con lui
A sua insaputa
Recitava preghiere apocrife
Creando per la casa
Un'atmosfera perennemente natalizia
Ottocentesca, giammai vituperevole
E quando lo andavano a trovare
Lo trovavano perdutamente assopito
Un ago e un filo per rammendare
Cristalli di esistenza
Il ghiaccio delle strade
Falsificava il suo avvenire
Circoscrivendo parafrasi di sogni
Metafore e altre quisquilie
Non gli mancava, però, la fantasia
Benché avesse qualche problema con la fotosintesi
Commettendo suo malgrado l'errore
Di non adoprarsi al genio della Divina Commedia
Credendola un gioco per ragazzini
Se solo avesse saputo di Dante
Del suo vaticinare
Se lo sarebbe potuto fare amico
E poi chissà che favole sarebbero sorte dai loro incontri
Ma non a tutti purtroppo
È consentito di tracciare rette perfette
Non a tutti è dedicata la penitenza
Così, dunque, sono andate le cose
Il resto chiacchiera nel vento
Al sommo maestrale
Che ancora oggi, come ieri
Punta al mare

2011

venerdì 23 dicembre 2011

Senza retorica: "GMF"



GMF sta per Gian Matteo Ferrario. Non si sa molto di questo personaggio, ma è del tutto prevedibile la sua origine agratese, per via di un cognome tipico delle nostre lande. Le ricostruzioni biografiche riferiscono della nascita di Gian Matteo nel 1398: il suo vero nome, però, è Matteo de Gradi (vecchio nome di Agrate), in virtù dell'utilizzo del latinus vulgaris, che “pretende” la citazione dell'origine geografica di qualunque figura appartenente a una famiglia di spicco. Ma è, paradossalmente, per via di questo nominativo che si creano confusioni, portando alcuni biografi a riferire di un Gian Matteo proveniente da Grado, località friulana, che non ha nulla a che vedere con Agrate, né con il personaggio brianzolo, storicamente accertato. Diventa medico e presta il suo servizio presso l'Università di Pavia; cura la duchessa Bianca Maria Sforza, secondogenita del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e di Bona di Savoia, forse ammalata di anoressia, e molti altri nobili del tempo. Si dedica totalmente alla professione, al punto da rinunciare a farsi una famiglia, prendere moglie e mettere al mondo dei figli. Ma ha un nipote, Matteo, al quale è molto legato, che erediterà il suo sapere e la sua vocazione. Alla professione di medico affianca quella di provetto anatomista, disciplina condivisa da Leonardo Da Vinci, prevedibilmente al fianco di Bianca Maria Sforza nel suo viaggio verso il Tirolo, quale sposa di Massimiliano I d'Asburgo. Dà alle stampe vari volumi di anatomia che conquistano anche la Francia e l'Inghilterra, altresì diffondendo in Europa la sua fama. Negli ultimi anni di vita si avvicina alla medicina araba di Averroe, (nome latinizzato di Abul Walid Mohammad Ibn Rushd) e Avicenna (Abu Ali al-husain ibn-Sina), due giganti della scienza medica del nuovo millennio. Gian Matteo va avanti a studiare per decenni, spegnendosi nel 1496, ormai prossimo al compimento del centesimo anno di età. GMF immagina, dunque, il giorno in cui Gian Matteo lascia Agrate per Pavia e per servire la corte degli Sforza. Si può pensare a un giorno qualunque compreso fra il 1416 e il 1425, con un paese ben diverso da quello odierno, caratterizzato perlopiù da case in legno che non reggono per più di una generazione. Il baricentro del borgo è spostato verso la chiesetta di Santa Maria, dove vengono officiate le funzioni eucaristiche più importanti: la piazza sant'Eusebio non esiste, c'è solo una cappelletta a rappresentare il futuro cuore della comunità; semmai, come alternativa a Santa Maria, si fa riferimento alla chiesetta di San Donnino, oggi completamente scomparsa, probabilmente presente lungo l'antica arteria che collegava Agrate alla Monza-Melzo. Il paese è in festa e Gian Matteo Ferrario, al suono delle campane, saluta la madre e i familiari con i suoi “ferri del mestiere” per un'avventura umana e professionale straordinaria, che ancora oggi risuona nell'animo degli agratesi: non per niente gli è stata dedicata una via, per secoli la più importante contrada del paese.
 

 GMF la domenica mattina
Che belli gli occhi di una donna che cammina
Suonano le campane perché domattina
È l'ora di partire

E l'ora di partire è un po’ come morire
Ma non l'avessi mai saputo è questo il mio mestiere
Curare il fegato, curare le indisposizioni
Della gente

RIT. Io sono un medico, un po’ dispotico, ma non nevrotico
Probabilmente vivo la mia professione, con gran passione e versatilità
Io sono un pratico, un diplomatico, benché antipatico
Probabilmente vivo nella convinzione, della ragione senza arbitrarietà

GMF brilla il fuoco di un camino
Arrivederci mamma, parto col sorriso
Parto con le pinze, e pure il bisturi
E l'anestetico

E un giorno col mio nome chiameranno la via
Via Gian Matteo Ferrario suona già poesia
Evviva Carlo IV e l'università
Di Pavia

RIT. Io sono un medico, un po’ dispotico, ma non nevrotico
Probabilmente vivo la mia professione, con gran passione e versatilità
Io sono un pratico, un cibernetico, benché antipatico
Probabilmente vivo nella convinzione, della ragione senza arbitrarietà

GMF non sono solo benestanti
Bianca Maria Sforza è solo una fra i tanti
Ci vuol coraggio, ci vuol tanta disciplina
Per non cadere

E la malaria non è l'unica sconfitta
Ci sono dolori che la storia non comprende
Ci sono piaceri che non possono durare
Per l'eternità

RIT. Io sono un medico, un po’ dispotico, ma non nevrotico
Probabilmente vivo la mia professione, con gran passione e versatilità
Io sono un pratico, un matematico, benché antipatico
Probabilmente vivo nella convinzione, della ragione senza arbitrarietà

2011

domenica 18 dicembre 2011

Ombrelloni


Sale di mare
Il mare del sale
Marini non marini
Conchiglie e assassini
Mare e conchiglie
Rosmarino e timo e salvia
Marittimi e mareggiate
Mario Merola in concerto
A Chioggia
Mentre cala il sole
Si chiudono gli ombrelloni
E la festa è finita

Senza retorica: "Podestà forestiero"

Il termine podestà è legato soprattutto al Medioevo. Tuttavia la nomea permane anche nel Settecento e nell'Ottocento, soprattutto nei centri soggetti al dominio austro-ungarico, per definire il ruolo di sindaco. I primi cittadini del Diciannovesimo secolo vengono quasi tutti da fuori, abitando perlopiù a Milano, e giungendo in Brianza per amministrare i propri beni. Fra le famiglie più influenti dell'Ottocento agratese ci sono gli Schira, che abitano in via G.M. Ferrario, presso l'attuale Villa Corneliani, di età tardo-barocca. Le due figure maggiormente significative sono Pietro Schira e Francesco Schira, padre e figlio. La canzone immagina dunque l'arrivo del nuovo podestà in paese, visto come uno straniero a tutti gli effetti, forse un palestinese, uno spagnolo, o forse... un napoletano. I popolani sono in fermento e lo accolgono cercando di imitare quel poco che sanno del vernacolo vesuviano...
E arriva con quegli occhi neri neri e quella faccia da borghese
E arriva con la pelle butterata e il taglio di un palestinese
E arriva con quegli occhi scuri scuri e l'arroganza di un carabiniere
E arriva con la spada nel cappotto e nella tasca un giardiniere

E arriva con la moglie moglie proveniente dall'Andalusia
E arriva col pretesto d'allargare presto la sua fattoria
E arriva con un mucchio di domande e di risposte da salvare
E arriva con un cavaliere errante e mille cose da non fare

RIT: Cumm'è ca facimm cumm'è ca sa fa
Statevene accuort sta arrivando o' podestà

E arriva con la sigaretta accesa e un dente avvelenato
E arriva con un francobollo in fronte ricordo di un soldato
E arriva con la scimitarra principe dei polentoni
E arriva con un cardinale figlio e padre del Manzoni

E arriva un pomeriggio bigio e storto con l'erba da falciare
E arriva con la diligenza che dai monti porta al mare
E arriva con le guance rosse e l'incoscienza di un bambino
E arriva con cinquantatre valigie e il passo di un becchino

RIT: Cumm'è ca facimm cumm'è ca sa fa
Statevene accuort sta arrivando o' podestà

E arriva con i pantaloni a righe e la camicia da borbone
E arriva con un cappellaccio strambo e l'aria da cialtrone
E arriva con il portafoglio gonfio di portafortuna
E arriva quando è quasi l'ora di rispondere alla luna

E arriva con il ghigno soddisfatto dell'inquisitore  
E arriva con un mandolino che consegnerà al fattore
E arriva con la bocca asciutta per la sete e l'agonia 
E arriva per discorrere di caccia grossa e poesia

RIT: Cumm'è ca facimm cumm'è ca sa fa
Statevene accuort sta arrivando ò podestà

2011

mercoledì 14 dicembre 2011

Storie del tutto... e di niente


Sembrerebbe che negli ultimi tempi io Bill abbiamo gli stessi interessi, con queste storie del tutto e di niente... benché egli sia di tutt'altra stazza! 

domenica 11 dicembre 2011

Un sorso di vino o di te


Buongiorno bughino bughetto
Caduto ai piedi del letto
E ieri sul palco dei Magazzini
Senza ben far notare i calzini
Siffatto a due passi da me
Un cantautore che ancora non c'è
Di nome risponde Alessandro
Cognome Canzian canziandro
Impavido sorriso di notte
L'Elisa che danza alla botte
Di vino servito alle tre
Un sorso di vino o di te
Te che non vale un buon tè
Perché te non significa tè
Insomma chi intendere intenda
Una briscola per cena o merenda
No, altro da dire non c'è
Se non che domani… è lunedì

Senza retorica: "Quaderni gotici"

«Maestro, ma gli artisti e i poeti sono tutti morti? Non ne esistono più?». È la domanda che venne posta da un bimbo agratese nel 1957 a Enzo Bontempi, uno dei maestri dell'epoca. L'insegnante mosso da questo inaspettato interrogativo, si convinse a contattare alcuni fra i più importanti rappresentanti dell'intellighenzia artistica del tempo, per mostrare ai propri scolari che l'arte è eterna, e ogni periodo è degnamente rappresentato da personaggi di tutto riguardo. Fra il 1957 e il 1963 raccolse così innumerevoli opere – in pratica una “collezione” nel vero senso del termine, che ancora oggi possiamo rimirare - coinvolgendo figure leggendarie come Mario Luzi, Salvatore Quasimodo, Lucio Fontana, Ernesto Treccani, Giorgio Caproni e molti altri. Quaderni Gotici (dall'opera “Quaderno Gotico” del 1947 di Mario Luzi) è costruita su una fantomatica filastrocca composta da un gruppo di ragazzini agratesi degli anni Cinquanta, dedicandola a un maestro coi fiocchi, che per tanti anni avrebbero portato nel loro cuore. 


Prendi la biglia
Che parapiglia
Guarda che biglia
Sulle tue ciglia
Lunghe le ciglia
Non è mia figlia
Troppe le miglia
Dalla tua biglia
Sulla bottiglia
Senza fanghiglia
Bella la biglia
Che meraviglia

Dammi la biglia
Sulle tue ciglia
Che parapiglia
Sembra vaniglia
Macché vaniglia
È solo una biglia
Che si scompiglia
Che ci consiglia
Che si aggroviglia
Alla caviglia
Viva la biglia
Sulle tue ciglia

Salvatore Quasimodo
Bonifacio
Giorgio Caproni
Corrado Govoni
Mario Luzi
Michele Cascella
Lucio Fontana
Arnaldo Pomodoro
Giò Pomodoro
Ermanno Pittigliani
Luciano Minguzzi
Leonardo Spreafico
Gaetano Tanzi
Ernesto Treccani
Loris Ferrari
Giuseppe Guerreschi…

Fante di cuori
Mazzo di fiori
Mille colori
Multicolori
Giorni migliori
Notti migliori
Troppi rumori
Quanti dolori
Vecchi signori
Son disonori
Non minatori
Non muratori

2011

domenica 4 dicembre 2011

Ils sont tombes


Ils sont tombés sans trop savoir pourquoi
Hommes, femmes et enfants qui ne voulaient que vivre
Avec des gestes lourds comme des hommes ivres
Mutilés, massacrés les yeux ouverts d'effroi
Ils sont tombés en invoquant leur Dieu
Au seuil de leur église ou le pas de leur porte
En troupeaux de désert titubant en cohorte
Terrassés par la soif, la faim, le fer, le feu

Nul n'éleva la voix dans un monde euphorique
Tandis que croupissait un peuple dans son sang
L' Europe découvrait le jazz et sa musique
Les plaintes de trompettes couvraient les cris d'enfants
Ils sont tombés pudiquement sans bruit
Par milliers, par millions, sans que le monde bouge
Devenant un instant minuscules fleurs rouges
Recouverts par un vent de sable et puis d'oubli

Ils sont tombés les yeux pleins de soleil
Comme un oiseau qu'en vol une balle fracasse
Pour mourir n'importe où et sans laisser de traces
Ignorés, oubliés dans leur dernier sommeil
Ils sont tombés en croyant ingénus
Que leurs enfants pourraient continuer leur enfance
Qu'un jour ils fouleraient des terres d'espérance
Dans des pays ouverts d'hommes aux mains tendues

Moi je suis de ce peuple qui dort sans sépulture
Qu'a choisi de mourir sans abdiquer sa foi
Qui n'a jamais baissé la tête sous l'injure
Qui survit malgré tout et qui ne se plaint pas
Ils sont tombés pour entrer dans la nuit
Éternelle des temps au bout de leur courage
La mort les a frappés sans demander leur âge
Puisqu'ils étaient fautifs d'être enfants d'Arménie


1976

La macchina da cucire della suocera


Tipo le vecchie macchine Singer a manovella
Col meccanismo del rocchetto per la spoletta
E il pedale
E la nebbia di fuori
Brevettata da Martin Luther King
Negli anni Trenta
In un angolo della foresta amazzonica
Leggendo Proust

sabato 3 dicembre 2011

E chi, se non lui?


Lui veniva da lontano
Con quella faccia da pakistano
L'arroganza di un Buonarroti
Senza denti e senza doti
Circumnavigava il caso
Ricercando un ponte al quale affacciarsi
Per rincorrere una chimera
Che si chiamava l'antica ligera
Sopravviveva ai porcospini
Mangiucchiando kaki e pini
Sull'altura dei cipressi
Tanti occhi, tanti specchi
Orsù dunque avvocata nostra
Lui veniva da lontano
Con quella faccia da pakistano

martedì 29 novembre 2011

Senza retorica: "Rapito dagli UFO"

C'era una volta ad Agrate un professore delle medie assai originale: si chiamava Giuseppe Villa. La sua passione per l'insegnamento andava di pari passo con una materia alquanto insolita, l'ufologia. Giuseppe trascorreva molte ore in biblioteca per documentarsi su tutto ciò che di misterioso si verificava nei cieli del mondo, e spesso raccontava ai suoi alunni il frutto delle sue scoperte. Secondo alcune testimonianze il professore diceva di essere addirittura stato catturato dagli UFO, un'esperienza, affermano le statistiche, condivisa da almeno 3milioni di persone, solo in USA (in Italia non esistono dati a proposito). Fino agli anni Ottanta le persone come Giuseppe venivano bollate con frasi del tipo “è solo un tipo un po’ particolare”. Ma ora si scopre che chi dice di avere relazioni con gli alieni potrebbe soffrire di un disturbo vero e proprio, recentemente introdotto nel Dsm4, il manuale che illustra i principali disordini mentali: il fenomeno degli IR4, incontri ravvicinati del IV tipo. 


Dicono che arrivano da molto lontano
Dicono che parlano francese e bantù
Dicono che parlano il linguaggio dei segni
Dicono che sognano

Dicono che sembrano giganti del mare
Dicono che mangiano di tutto e di più
Dicono che vivono di tutto e di niente
Dicono che pensano

RIT. E dicono cose spettacolari
Pianeti di diamanti e stelle con le ali
E dicono cieli dell'altro mondo
Strade di luci nello spazio più profondo

Dicono che il tempo non è vero che passa
Dicono che possono volare qua e là
Dicono che riescono a cambiare sembianza
Dicono che piangono

RIT. E dicono cose spettacolari
Pianeti di diamanti e stelle con le ali
E dicono cieli dell'altro mondo
Strade di luci nello spazio più profondo

Io lo so bene quello che dico, con tutte le volte che mi hanno rapito
Io non mi sbaglio, qui non si scherza, con certa gente c'è da perderci la testa

Dicono di voler conquistare la Terra
Dicono che lo faranno presto perché
Dicono la loro medicina è la guerra
Dicono che ammazzano

RIT. E dicono cose spettacolari
Pianeti di diamanti e stelle con le ali
E dicono cieli dell'altro mondo
Strade di luci nello spazio più profondo

2011

domenica 13 novembre 2011

Senza retorica: "San Bartolomeo"


RIT. San Bartolomeo scorticato è vivo (4v)

Al Duomo, al Duomo, al Duomo di Milano
Che bello, che vita, toccarlo con la mano (2v)

RIT. San Bartolomeo scorticato è vivo (4v)

Al centro, al centro, al centro della piazza
C'è un uomo che ride e un'oca che starnazza (2v)

RIT. San Bartolomeo scorticato è vivo (4v)

La peste che si sveste in un ratto silenzioso
L'untore che destino avrà
Bubbone della pelle, contagio misterioso
Nessuno sopravviverà
Paura della notte, paura di un sorriso
Paura che non passerà
Visconti non è vero, Visconti non ha peso
Nemmeno in questa società

RIT. San Bartolomeo scorticato è vivo (4v)

Nel mille, nel mille, nel Millecinquecento
Gli Sforza, la forza di un trepido momento

RIT. San Bartolomeo scorticato è vivo (4v)

2011

domenica 6 novembre 2011

Verranno altre alluvioni

La mia collega
Alle prese con un difficile passaggio
Inerente il terzo capoverso
Quello con la A maiuscola
Altri tempi
Altri tempi di danza
La mia collega parla già di divorzio
Benché non sia ancora sposata
Rivendica fasti lontani
E gioca con le parole
Non sa nemmeno lei fin dove arrivare
Fin dove arriverà
Ma va bene così
Verranno altre alluvioni